sabato 17 dicembre 2016

Castello in aria

“Ho appena finito di dire che adesso sto bene, che sono attiva, energica, che non mi ferma nessuno, quando arriva questo malessere che mi fa vomitare ogni singola parola, ogni singola asserzione digerita.”

“Stai di nuovo male?”

“Per fortuna il vomito ha fatto passare tutto. E adesso ti ribadisco che sto bene, che sono una roccia, che.... la tosse non ---riesco a parlare. Ho quasi l'asma. Ma ecco, posso ripetere che sono forte, che sono in grado di fare qualsiasi cosa io voglia. No, davvero è tutto sotto controllo. Per un attimo mi sono ricordata del periodo in cui stavo male. Mi è sembrato lontano benché non sia passato molto tempo. Adesso invece, la nausea e poi la tosse a non finire sono soltanto effetti dell'inserimento.”

“Inserimento? Cosa ti sei inserita?”

“Un contratto è stato firmato con l'asilo nido. Hanno inserito mia figlia nel loro gruppo e io ho inserito i loro batteri nel mio organismo.”

“Ah! La Kinderkrippe!”

“Però non voglio parlarti di questo. Né della mia salute. Questa terribile tosse passerà. Tossisce pure mia figlia, è evidente che sono i batteri. Ho trascorso anche io del tempo lì con lei, la cosiddetta fase di inserimento al nido. Al momento, mia figlia è seguita da un'educatrice che parla italiano anche se poi imparerà il tedesco. Abbiamo trovato facilmente posto al nido perché il servizio è in parte finanziato dall'azienda dove lavora il mio compagno. Ma non voglio approfondire l'argomento. ”

“E i linfonodi come stanno?”

“Ad un certo punto mi sembravano sgonfi, ma alla fine son sempre lì. Poi ho di nuovo alcuni valori del sangue fuori norma, ma non al punto da giustificare alcun trattamento. Il suggerimento del dottore è ripetere le analisi tra un mese e vedere. Schwanden, sinceramente adesso l'argomento mi lascia nella più totale indifferenza. Non sanno darmi spiegazioni, ma vogliono continuare a monitorarmi. Va bene, è ragionevole però adesso la mia priorità è cercare lavoro. Non appena ho cominciato a cercare e pensare ad obiettivi professionali, mi sono sentita molto meglio e ho ritrovato la grinta persa. Il fatto di aver vomitato mi ha solo fatto riflettere, fatto ricordare che il mio limite sono le mie membra. E poi dovevo raccontarti questo episodio perché i migliori amici sono quelli con cui condividi risa, pianti e vomitate.”

“Che lavoro stai cercando? E dove?”

“All'inizio ero abbastanza scoraggiata. Non riuscivo a trovare nulla che richiedesse le mie capacità, a parte le offerte internazionali, delle aziende farmaceutiche, che non esigono la conoscenza della lingua tedesca. Molto svogliatamente, mandavo le solite lettere, il solito curriculum, sapendo comunque che non ero il tipo di persona che cercavano, anche perché non ho esperienza nel settore farmaceutico, pur avendo esperienza in analisi che loro richiedono. Non ho ricevuto risposte, tranne un'azienda che mi ha invitato ad un colloquio telefonico. Già il fatto che non hanno voluto perdere tempo a invitarmi di persona non mi ha ben disposto. Però almeno in due minuti si è capito che siamo come due bus che vanno in direzione contraria e quindi non si toccano né si “baciano” se non per incidente stradale. Secondo loro, per procedere nella selezione, avrei dovuto documentarmi sul loro profitto aziendale perché è stata la prima cosa che mi han chiesto. Non ero abituata a questo approccio e ho frainteso pensando si riferissero alle mie aspettative salariali. Il colloquio è finito lì senza ulteriori domande. Certamente, se ho fatto la figura da sprovveduta e da chi del mondo non capisce nulla, loro han fatto la figura di gente che ha come unico obiettivo il profitto e che tratta le persone come pedine per raggiungerlo.
In effetti, Schwanden, non ho forse più nobili valori rispetto a far profitti? Non ho forse altre idee, progetti? Perché devo perdere tempo a rispondere ad annunci che confermano quello che già so: che non voglio, né posso essere la persona che possa contribuire ai loro profitti? Come posso far arricchire qualcuno se non mi interessa guadagnare per comprare oggetti, a mio parere, inutili che però la società definisce indispensabili per vivere?
Devo fare ciò che sento, portare avanti un obiettivo che mi faccia credere di aver migliorato la vita delle persone, in termine di felicità, di sorriso o di pace interiore. Per poter continuare a vivere in questo posto devo poter cambiare qualcosa, qualcosa che vada contro quest'atteggiamento utilitaristico, orientato principalmente al profitto, anche in campo sanitario. Vorrei minacciare questa presunzione. In particolare, anche per esperienza personale, vorrei contribuire a introdurre un modello che migliori la comunicazione tra medico e paziente. Credo che qui i medici difettino, molto più che in Italia, di disponibilità e/o capacità di ascolto. Certamente non ti fanno attendere in sala d'aspetto e rispettano gli orari di visita, ma non sempre dedicano il tempo che necessiterebbe un paziente particolare. Se non ci sono liste d'attesa, c'è però un grande vuoto tra medico e paziente. Vuoto che a volte impedisce una diagnosi corretta o accurata. Vuoto, che è incomprensione, vuoto che potrebbe essere colmato lasciando al paziente la possibilità di esprimersi attraverso la scrittura, così proprio come sto facendo ora. In tal modo il paziente acquisterebbe, nel processo di cura, la propria centralità, spesso negata in una visita convenzionale.”

“Ancora quella storia del tuo progetto di medicina narrativa? Vorresti che anche dal medico di base ci fosse un diario. Beh! Se i dottori non trovano il tempo per ascoltarti, figurati se si mettono a leggere la tua storia.”

“Infatti, vorrei farlo io, come ho già fatto nell'altro studio.”

“In tedesco?”

“Sto facendo progressi.”

“Non credo questo sia un paese di narratori, bensì di trattori.”

“Beh possono anche parlare di trattori, anche il lavoro influenza la salute. Si chiama approccio olistico.”

“Olistico? Non c'è niente di più olistico del denaro, o meglio del sistema monetario, credimi. Tutto da lì parte e tutto finisce lì.”

“Infatti non c'è niente nel denaro.”

“Ti sbagli, c'è tutto.”

“Punti di vista. Schwanden, so che tu sei un osservatore del mondo e quindi dici ciò che vedi. Tornando al discorso della fattibilità del mio progetto, nutro delle speranze su una persona a cui ho fatto, così mi è sembrato, una buona impressione. Non mi ha promesso nulla, d'accordo, ma non ha ostato nulla. Poi ho contattato altre persone. Finché tutti non rifiuteranno esplicitamente il mio progetto o la mia candidatura per progetti simili, non crederò che in questo paese non sia possibile realizzare ciò che vorrei. Schwanden, si tira avanti finché non crolla il castello in aria che si è costruito.”

“E dopo che crolla?”

“Occorre scegliere se provare a costruire un altro castello nello stesso posto oppure cambiare posto e portarvi le macerie del castello crollato per ricostruirlo.”

“Già, ma per quanto tu possa cambiare posto, resta pur sempre un castello in aria.”


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